OMELIA RADIO MARIA
19 gennaio 2010
I VESPRI MADONNA DEL MIRACOLO
“Dove
ha abbondato il peccato,
ha sovrabbondato
la grazia” (Lettera ai Romani 5,20),
così S. Paolo
scriveva da Corinto alla Chiesa di Roma.
Al numero
386 del catechismo della Chiesa Cattolica leggiamo: “
Nella storia dell'uomo è presente il peccato: sarebbe vano cercare
di ignorarlo o di dare altri nomi a questa oscura realtà. Per
tentare di comprendere che cosa sia il peccato, si deve innanzi
tutto riconoscere il profondo legame dell'uomo con Dio,
perché, al di fuori di questo rapporto, il male del peccato non può
venire smascherato nella sua vera identità di rifiuto e di
opposizione a Dio, mentre continua a gravare sulla vita dell'uomo e
sulla storia”.
La
ricorrenza della Madonna del Miracolo che stiamo celebrando ci
ricorda in modo eminente questa realtà: l’uomo molto spesso si
allontana da Dio , ma Dio è continuamente alla ricerca dell’uomo per
salvarlo e ricolmarlo di grazia.
La Vergine
Maria apparendo il 20 gennaio 1842 all’ebreo Alfonso Ratisbonne lo
chiama a conversione e lo conduce per mano sulla strada del Vangelo
del suo Figlio Gesù Cristo. La sua è una azione materna che conduce
al cuore della nostra fede , conduce al suo Figlio: “Fate quello che
Egli vi dirà”.
Raccontando la
sua istantanea conversione al cattolicesimo , il giovane ebreo d’
Alsazia lo disse chiaramente: “ In quel momento mille bende
caddero dal mio corpo, capii tutto; capii la bellezza della
religione cristiana. Mi rialzai che ero un altro, cercavo di
ritrovarmi ma non riuscivo. La Madonna non mi disse nulla ma
guardando le sue mani vidi in esse l’espressione della misericordia
e del perdono”.
La conversione
è radicale per Alfonso, lascia tutta la vita di peccato fino ad ora
condotta. Convertirsi significa rivolgersi al Signore,
riconoscendolo come Via, Verità e Vita.
Questo
intendeva significare Gesù quando, all’inizio della sua
predicazione, invitò tutti a convertirsi, perché il regno di Dio era
ormai giunto. In seguito Egli, sviluppò questo tema precisando i
contenuti di questa conversione, che ruotano tutti attorno al tema
fondamentalmente del Ritorno a Dio, come ci ricorda il nostro Padre
San Francesco di Paola: “Ritornate al Signore che vi attende a
braccia aperte”.
Gesù era
venuto per compiere la missione che il Padre gli aveva affidato e
per fare la sua volontà.
Nel mistero
dell’incarnazione noi vediamo come Gesù e la Vergine Maria siano
uniti dallo stesso atto di disponibilità piena al Padre. Sulla bocca
di Gesù sono messe, simbolicamente queste parole: “ Un corpo mi hai
dato, per questo ho detto: Ecco, io vengo, o Padre, per fare la tua
volontà” . E’ una dichiarazione di accoglienza piena della volontà
del Padre. Lo stesso si può dire della Vergine : all’ Angelo, che le
annunziava la maternità divina, Maria risponde: “ Eccomi ,sono la
serva del Signore, si compia in me la tua Parola”.
Tutta la vita
di Gesù, si svolge all’ insegna di questa disponibilità. Accanto a
quella del Figlio, c’è anche la disponibilità della Madre. La
disponibilità di entrambi, sviluppatasi assieme, lungo tutto l’arco
della vita di Gesù, si consuma sul Calvario, ove il Figlio e la
Madre raggiungono la pienezza del dono: Gesù morendo sulla Croce;
Maria offrendo con il figlio quel sacrificio al Padre. Dall’offerta
piena e libera di entrambi è scaturita per l’uomo la salvezza.
La Lettera
agli Ebrei, sottolinea: “ Per questa volontà , siamo stati salvati”.
E’ nota la
devozione di S. Francesco di Paola verso la Vergine SS.ma e in
particolare nella contemplazione del mistero dell’ Incarnazione.
Nella disponibilità di Gesù e di Maria al Padre vede le radici
della Penitenza che egli propone a quanti volevano seguirlo. La
spiritualità quaresimale infatti, che egli ha lasciato come dono
alla Chiesa, guarda al mistero dell’ Incarnazione come alla sua
prima fonte di ispirazione, per seguire sia Cristo che la Vergine.
Nell’
iconografia dell’Ordine dei Minimi, la Vergine è raffigurata sempre
con il bambino in braccio. Ciò che è illuminante è il fatto che
sotto l’immagine della Vergine c’è spesso la scritta : “ Ecco la
serva del Signore” .
A Ratisbonne
la Vergine, senza dire alcuna parola gli ordina di inginocchiarsi,
con un cenno della mano. Mettersi in ginocchio vuol dire, accettare
di sottoporsi a Dio, alla sua verità, al suo bene , alla sua legge
.
Quando lo fece
Ratisbonne divenne un altro; si pentì , si convertì, fece penitenza.
La
disponibilità al Padre diviene allora per tutti e per ciascuno
necessità imprescindibile per vivere nella pienezza la nostra vita
, divenendo segno e strumento dell’Amore che salva, canali di grazia
e di consolazione per i fratelli che incontriamo ,per i tanti
Ratisbonne di ieri e di oggi che pensano che si viva meglio senza
Dio e fanno di tutto per annientarlo dalla società attuale.
Carissimi,
concludendo queste semplici riflessioni ,ci impegniamo a
comprendere pertanto, che solo nella conversione a Dio potremo
trovare la nostra pace e la nostra salvezza perché ritroveremo la
giusta dimensione del nostro essere creature amate dal Padre che ci
attende sempre comunque a braccia aperte. Amen.
P. Domenico M.
Crupi o.m.
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